Articolo antiabortista di un finiano convinto

Uno dei messaggi politici più importanti che Gianfranco Fini ha voluto lanciare alla politica italiana, non solo al Pdl, è, a mio avviso, il coraggio di pensare, di tornare a fare politica proponendo idee, immaginando il futuro, senza pregiudizi e senza timori. Da questo punto di vista ritengo che, soprattutto su quei temi delicati che riguardano la coscienza di ciascuno, dobbiamo fare politicamente attenzione prima di lanciare condanne o anatemi. di Giuseppe Valditara, senatore Fli
18 AGO 20
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Uno dei messaggi politici più importanti che Gianfranco Fini ha voluto lanciare alla politica italiana, non solo al Pdl, è, a mio avviso, il coraggio di pensare, di tornare a fare politica proponendo idee, immaginando il futuro, senza pregiudizi e senza timori. Da questo punto di vista ritengo che, soprattutto su quei temi delicati che riguardano la coscienza di ciascuno, dobbiamo fare politicamente attenzione prima di lanciare condanne o anatemi. In questo senso ritengo che la vera laicità consista nel rispetto delle opinioni di ognuno senza fanatismi, senza integralismi. Vi sono ovviamente dei valori che in qualche modo identificano una civiltà e per cui è giusto impegnarsi. Il rispetto della vita è senz'altro fra questi.

Una delle esperienze più toccanti che ho vissuto
nella mia esistenza è stato vedere un bimbo in una ecografia fatta al terzo mese di gravidanza. Si vedevano nitidamente la testa, le braccia, e una manina con un pollice che teneva in bocca per succhiarlo. Da quel momento ho pensato, senza alcun condizionamento di tipo religioso, in modo molto naturale e istintivo che quella è una vita umana a pieno titolo. Ho anche pensato con tristezza a certe campagne abortiste volte a convincere che esiste un diritto individuale al proprio corpo di cui il feto, come nell'esempio della cavalla pregna del giurista romano Bruto, sarebbe una semplice appendice, una sorta di escrescenza che può essere dunque recisa senza problemi. Ho pensato con disgusto ad uno slogan che andava di moda un tempo: aborto libero e bello. Quell'aggettivo "bello" mi evoca visioni drammatiche di un certo passato.

Non credo che sarebbe realista
e forse nemmeno "laicamente" giusto pensare di modificare oggi in forma più restrittiva la legge sull'aborto. Penso che in una democrazia i grandi cambiamenti debbano venire prima sul piano culturale e quindi su quello normativo. Ma in una società che ha messo al bando la pena di morte, che considera l'uccisione di un animale per semplice diletto qualcosa di eticamente sempre più discutibile, sono anche certo che non possiamo più accettare che ci si debba rassegnare a considerare la pratica dell'aborto come qualcosa di naturale, come un passaggio dal dentista. Via il dente e ci siamo tolti il pensiero. Ovviamente occorre distinguere. Vi sono casi in cui l'aborto è una necessità per salvaguardare la vita o la salute della madre e in queste ipotesi può probabilmente rientrare anche il caso di concepimento a seguito di violenza sessuale, ma si tratta di situazioni particolari, che anche nella vita di relazione giustificano atti estremi. Esiste nel nostro codice, e persino nei catechismi di tutte le religioni, lo stato di necessità come causa di giustificazione. Ciò che non può più essere culturalmente accettabile è una certa ideologia libertaria che si compiaceva di esibire feti come un tempo un cacciatore esibiva la testa della tigre o del cerbiatto uccisi e che oggi ha il suo risultato finale nella tranquilla indifferenza rispetto a quello che è pur sempre un dramma. Non possiamo più accettare la indifferenza culturale che incoraggia un atto che è comunque la soppressione di una vita nel suo nascere.

Senza condannare nessuno,
perchè è stato detto a ragione "non giudicare" ed è stato aggiunto "chi è senza peccato scagli la prima pietra", credo che se siamo veramente persone con una coscienza ed una etica non primordiali, dobbiamo impegnarci per affermare una cultura che insegni a considerare persona quel bimbo in formazione che sta nel ventre di una madre e dobbiamo iniziare ad insegnarlo là dove la cultura si crea, per esempio nelle scuole, dobbiamo far sì che i consultori siano luoghi in cui vi è rispetto per le scelte libere di un genitore, ma dove il punto cardinale sia sempre la cultura della vita e soprattutto dobbiamo mettere a disposizioni strutture e mezzi, anche economici, alle giovani madri in difficoltà economiche, che vogliano tenersi il proprio figlio, perchè non si può chiedere ad una donna un eroismo quando lo Stato è il primo disertore.

di Giuseppe Valditara, senatore Fli